dall'introduzione del libro "Il Centogiochi" di Pierre
Berloquin,
© Aldo Garzanti Editore 1979
(Originale: 100 jeux de Table, © Flammarion
1976)
Più fortunati delle pedine, gli uomini non sono apertamente sottomessi
alle strategie del giocatore occasionale, padrone della scacchiera,
arbitro degli spostamenti e dei divieti. Gli uomini hanno creato le
pedine a loro immagine, facendole evolvere da semplici oggetti legati
alle sorprese del caso a esseri dalle proprietà complesse come gli
scacchi. Il mondo dei giochi da tavolo ha un fascino magico.
L'inventore, diversamente da quanto avviene per i giochi di carte, non
si avvale di materiale fisso. Tutto gli è permesso: seguendo il suo
estro, può trasformare in elementi di gioco pezzi di carta, matite,
pedine, scacchiere, o qualsiasi altro oggetto della vita d'ogni giorno.
L'importante è che sappia coordinare gli elementi scelti con regole
chiare e coerenti così da stimolare al massimo le facoltà ludiche
dell'intelligenza.
(...)
Ho adottato il criterio di considerare le regole di gioco come teorie
scientifiche. La scienza deve la sua fioritura a un principio di libertà
nella diffusione delle idee. Quando un autore formula e rende pubbliche
idee o teorie, non solo si ammette ma addirittura si auspica che esse
siano riprese, descritte, commentate, ampliate da altri autori. Per
essere efficace, questa continuità nella creazione non deve
accompagnarsi a nessuna compravendita di diritti fra scienziati, ma solo
all'obbligo evidente di citare le fonti cui si attinge. Affinché il
gioco viva e si sviluppi, è indispensabile che siano rispettate le
stesse libertà.
Tuttavia, se questo atteggiamento si impone sul piano teorico, esso apre
subito qualche problema economico. Infatti gli autori di giochi non
sono, come i ricercatori scientifici, sovvenzionati da centri di ricerca
e la loro unica entrata è rappresentata dai diritti sui loro giochi o
sui loro testi.
Il fatto che una riflessione sui giochi possa condurre a un paradosso,
sorprenderà soltanto gli ingenui. La saggezza si trova senza dubbio a
mezza strada là dove i testi e i materiali dei giochi sono protetti, e i
contenuti delle loro regole diffusi e ripresi. Ciò evita sia di
augurarsi che i giocatori siano presi in carico da organismi ufficiali e
sia dal pericolo che scompaia l'inventore geniale di qualche nuovo
"bricolage". Ufficialmente inserito o meno, il giocatore non può essere
un personaggio a sé in una società che si fonda sulle regole.