L'articolo
è tratto dal numero 1 della rivista Tangram
L'introduzione è di
Luca Cerrato.
Trovo l'articolo di interessante lettura per tutti gli appassionati di
giochi e aspiranti inventori. Si tratta di una riflessione sulla vita di
un regolamento.
Le regole devono mutare, evolvere verso forme migliori, come un
organismo vivente cresce e matura.
Alessandro Castelli, architetto, è esperto di varianti nel gioco.
Autore di manuali su scacchi eterodossi e giochi orientali, presidente
del AISE (Associazione Italiana Scacchi Eterodossi). Giocatore dell'anno
nel 1993.
Tangram
si occupa del mondo del gioco a 360°. Dai giochi da tavola ai giochi
animazione.
(Luca Cerrato)
Per
quanto un gioco possa essere considerato bello, c’è sempre la
possibilità di migliorarlo o almeno di variarlo in modo interessante.
Questa è la filosofia di base, mutuata da un grande inventore di giochi
e giornalista statunitense: R. Wayne Schmittberger
(1),
che ha guidato il mio spirito di esploratore del mondo dei giochi. A
questa filosofia mi atterrò nel compilare i miei articoli, senza
riserve, in quanto è proprio combinando e rimescolando le regole di un
gioco, come un alchimista in un laboratorio, che possono essere create
le nuove ed eccitanti sfide di cui noi giocatori abbiamo bisogno.
Importante è considerare ogni gioco una terra da scoprire, non come un
deserto di pietra immutabile che non possa essere violato.
Il Regolamento
Nella stesura del regolamento di un gioco necessariamente vengono
effettuate delle scelte arbitrarie, che rispondono in genere a scelte
soggettive del creatore o, per un gioco di tradizione, di chi lo ha
scoperto e diffuso.
Tutti prima o poi hanno fatto i conti con il problema della
standardizzazione, i giochi di carte o in genere i giochi dell’infanzia,
le filastrocche usate per le conte, tutto il mondo ludico si è evoluto
risentendo delle esperienze locali generando naturalmente varianti,
ramificazioni dei regolamenti di gioco.
Per
i giochi più diffusi a scala nazionale, sovranazionale o addirittura
“globale”, sono stati emanati regolamenti ufficiali, standard, che hanno
congelato la ricchezza delle varianti esistenti e cristallizzato la
situazione.
Il
più delle volte tale operazione ha fatto abbandonare o ingabbiato in
nicchie geografiche forme di gioco, magari anche migliori, che però
erano meno diffuse o invise ai giocatori professionisti.
Ma
le conseguenze sono a ben vedere ancora più frustranti, congelando i
regolamenti di fatto si è impedito la naturale evoluzione del gioco, che
in tal modo si è fermata, impedendo ogni ulteriore sperimentazione,
inaridendo il gioco stesso e di conseguenza il piacere di giocarlo.
In
tal modo ci si dimentica che alcuni dei giochi oggi più diffusi sono
derivati da altri giochi o famiglie di giochi, proprio grazie
all’assenza di un regolamento standard.
I
moderni scacchi nascono da un progenitore indiano “Chaturanga” che si è
evoluto su tre ceppi differenti
(2):
·
nel
mondo occidentale ha originato lo Shatranj, nato nel mondo arabo e poi
diffusosi in tutto l’occidente per diventare gli attuali scacchi
ufficializzati dalla FIDE;
·
in
Cina e nei paesi circostanti ha fato prolificare tutta una serie di
varianti regionali completamente differenti dalla nostra versione,
generando Xiang-qi (Cina), Chang-gi (Korea) ed altre versioni meno note
in Tailandia ed Indocina;
·
in
Giappone ha generato in epoca più tarda lo Shogi e le sue innumerevoli
varianti.
Ho
citato gli scacchi, ma potevo parlare anche del Bridge, che deriva da
una miriade di varianti del Whist, o del Backgammon che deriva dalla
Tavola Reale, ecc.
In
verità l’operazione di standardizzazione non ha congelato del tutto i
regolamenti, in quanto lievi migliorie vengono costantemente
sperimentate ed a volte applicate, come ad esempio nelle attività
sportive più diffuse (come è avvenuto nel Calcio o nella Pallacanestro
ad esempio), ma non è la stessa cosa. Tali modifiche infatti sono spesso
originate da finalità particolari, estranee allo spirito del giocatore,
ma più spesso legate ad esigenze di sponsor o di spettacolo.
Le Varianti
E’
indubbio che a fronte di un regolamento “ufficiale” esistono infinite
varianti.
Importante a mio avviso è di non considerare la ricerca delle mutazioni
come finalizzata alla scoperta del modo migliore di giocare, che
peraltro non esiste, quanto piuttosto alla constatazione che ne
scaturiranno modi differenti di giocare, molti dei quali destinati a
sopravvivere in parallelo.
In
definitiva bisogna ammettere che ognuno è libero di giocare come vuole,
basta che si diverta, dando libero sfogo alla propria fantasia, tanto è
vero che la ricerca di una variante può essere originata dai più
svariati motivi.
Innanzi tutto, quello più ovvio, è di emendare alcuni difetti, che lo
rendono poco giocabile o insoddisfacente, perché ad esempio vince sempre
il primo giocatore o il secondo o non vince nessuno.
Ma
da qui il passo è breve e viene subito fuori il secondo motivo, che è
quello di adattarlo alle proprie esigenze.
Un
caso classico è quello di voler giocare a carte e di ritrovarsi in tre,
perché il quarto non è arrivato per un contrattempo, o in cinque perché
il ritardatario è arrivato proprio quando avevamo rimediato il quarto.
Un classico gioco italiano di carte, il tressette
(3),
prevede versioni per tre (terziglio) e cinque giocatori (quintiglio)
tutte e due in numerose variazioni regionali. Ma anche il Whist (4)
inglese ha versioni per un numero disparato di giocatori.
Oltre al numero si può variare la durata, la complessità, la possibilità
di giocarlo in situazioni particolari: in treno, in auto e, come è
sicuramente capitato ai più, anche ... a scuola.
In
altri casi le varianti vengono inventate per motivi contingenti quali la
perdita di alcuni pezzi o componenti della scatola originaria, o
addirittura la perdita del regolamento, come si è verificato per alcuni
giochi antichissimi di cui possediamo il tavoliere e le pedine e non
sappiamo come venivano utilizzati..
La rubrica
Ma
il vero esploratore non si fermerà a queste limitazioni, non avrà
bisogno di scuse, il vero esploratore è come un artista, varia per il
piacere di variare, per il gusto di vedere l’effetto che fa!
A
questa schiera appartiene chi scrive queste righe.
Nelle prossime puntate di questa rubrica affronterò di volta in volta i
giochi, più o meno noti, delle varie culture e cercherò di tracciare una
mappa, il più possibile aperta, della loro geografia ed un possibile
sentiero di esplorazione.
Nel
tracciare il percorso sarò anche bel lieto di segnalare quanto la
fantasia dei lettori saprà sottopormi ... il mondo dei giochi è ancora
in gran parte da esplorare.
(1)
R. Wayne Schmittberger, “New Rules for
Classic Games”, John Wiley & Sons Inc., N.Y. 1992
(2) Un
interessante libretto per principianti che mette a confronto le tre
‘anime’ degli scacchi: Tony Hosking, “4 Great Games”, The Shogi
Foundation, England 1998. (Per inciso il quarto gioco trattato è il Go).
(3)
Vitantonio Lozupone, “Il libro del tressette e giochi affini”, Mursia,
Milano 1981.
(4)
David Pritchard, “Card Games”, Games & Puzzles, England 1974 e Kevin
Wicker, “More Card Games”, Games & Puzzles Magazine, England 1979.