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Dall'Unità
online, 7 gennaio 2004
Il gioco del furto condonato
di Roberto Cotroneo
L'altro giorno uno dei miei figli, che ha ricevuto per Natale «Il gioco
del ca... lcio», nel bel mezzo di una partita è venuto a chiedermi cosa
significasse «Jus Primae Noctis». Non è male come domanda per un bambino
di sette anni. Gli ho chiesto cosa mai c'entrasse «Il gioco del calcio»
con lo «Jus Primae Noctis» e mi ha portato subito un bel mazzo di carte,
che fanno parte del gioco. Una specie di imprevisti e di probabilità
genere «Monopoli». «Il gioco del ca... lcio» con tanto di puntini di
sospensione ammiccanti, vagamente volgari, del tipo dico e non dico, è un
formidabile gioco da tavolo, vendutissimo in tutti i negozi di giocattoli,
prodotto dalla «Giochi Preziosi». Il proprietario della «Giochi Preziosi»,
Enrico Preziosi, è l'ideatore del gioco ma è anche il presidente del Genoa.
Attraverso un tabellone, i giocatori devono fingersi presidenti di una
società di calcio, e tirando i dadi debbono vincere lo scudetto. Soltanto
che il tutto è regolato da duecento carte che rappresentano imprevisti e
penalità. In queste duecento carte c'è lo spaccato più paradossale,
deteriore e ridicolo di questo paese. Non servono a comprare giocatori, o
a fare schemi di gioco. Le carte si usano per un fine alto e assai
praticato: corrompere, pagare gli arbitri, nascondere abusi, cancellare
risultati sfavorevoli, divertirsi con le veline, inanellare strafalcioni
grammaticali, comprare Porsche, Mercedes e Ferrari, menare i calciatori
delle squadre avversarie, doparsi e far sparire le provette delle analisi.
Pagando con denaro sonante. Ho letto la carta che mio figlio aveva pescato
senza capirne il significato. Dice: «Alcuni vostri giocatori chiedono di
poter portare mogli e fidanzate in trasferta. Glielo concedi, poi
ripristini lo Jus Primae Noctis». Gli ho spiegato che lo «Jus Primae
Noctis» è una leggenda che si tramanda dal medioevo ma che non è mai
esistito. Ma cercando di spiegarglielo mi sono accorto che sfondavo una
porta aperta. Perché «Il gioco del calcio» della Giochi Preziosi, è una
perfetta radiografia di questo paese, in versione gioco da tavolo. Mi sono
seduto al tavolo con i miei figli, e ho giocato una partita. In meno di
un'ora sono riuscito a commettere qualunque tipo di irregolarità, e come
in una patetica commedia degli anni Sessanta, ho messo sul piatto tutto il
denaro che potevo per raggirare, dire una cosa e pensarne un'altra,
truccare partite, arrivando a una media inglese invidiabile. Pugni,
provette e «testoni» Ho cominciato pagando 150 «testoni» (questa è la
moneta del gioco) perché i miei giocatori sono «Risultati positivi
all'antidoping. Resteranno fermi per 2 giornate per accertamenti. Oppure
(con 150 testoni per ogni giocatore) andranno persi i prelievi campione e
tutti tornano in campo». Tanto per spiegare a Guariniello come si sta al
mondo. Poi nel bel mezzo di un derby ho pescato una carta che diceva: «Al
termine di una partita un tuo giocatore colpisce con un pugno un
avversario. Tu lo nomini addetto alle pubbliche relazioni. Ti costa 100
testoni». Ho pagato un manesco addetto alle pubbliche relazioni. Tutto
normale, naturalmente, come nella realtà. Mi sono preso una
sponsorizzazione a peso d'oro perché «Dopo che l'ennesimo scandalo a luci
rosse investe la vostra squadra, una azienda di profilattici decide di
sponsorizzarvi: 100 testoni per ogni giocatore». Sono stato denunciato per
calunnia (ma è poca cosa, me la caverò) perché: «Pensando di non essere in
onda durante una trasmissione sportiva fai degli apprezzamenti sulle
abitudini sessuali delle mogli di alcuni presidenti. Vieni denunciato per
calunnie. Multa di 300 testoni».
La palla quadrata Sono entrato in un mondo che sembrava alla fine più vero
di tutti. Mi sono passati davanti tutte le trasmissioni spazzatura sul
calcio ho ripassato le love story estive di calciatori e veline, i
presidenti rissosi, gli arbitri che fischiano poco o troppo. Ma
soprattutto ho capito il messaggio profondo e autentico. Basta pagare,
bastano i soldi, e tutto è possibile. Anche far diventare una palla da
rotonda a quadrata. Inutile fare dei moralismi su questo concetto, inutile
dire che è un gran bell'esempio per dare una coscienza etica ai nostri
figli. Il signor Preziosi fa il presidente di una squadra di calcio, e
presentando il gioco dice che è divertente. Allora mi convinco che se stai
al gioco devi farlo fino in fondo. Come un James Bond di provincia pesco
una carta che mi dice: «Fai trovare una avvenente ragazza in camera ad un
arbitro prima della prossima partita e scopri che questo è omosessuale.
Giochi con uno svantaggio di -4». Ho perso una partita con l'Inter solo
per questo. Mi auguro che ci sia una carta dove posso far trovare un
avvenente ragazzo all'arbitro, almeno per recuperare la prossima partita.
Naomi e l'insalatina Niente, il calcio è molto macho, e certe cose non si
fanno. Posso consolarmi con una cenetta con Naomi Campbell, ma solo perché
mi accusano di essere razzista: «Vieni accusato di razzismo. Per smentire
questa voce portate fuori a cena Naomi Campbell. Ti costa 200 testoni solo
per un insalatina». Manca l'apostrofo nell'insalatina, ma è poca cosa. Il
razzismo, che è una forma tremenda e preoccupante negli striscioni da
stadio degli ultrà di certe squadre, mi torna addosso due giri dopo. E non
posso che esibire la mia Porsche di pelle nera per togliere di mezzo ogni
dubbio: «Vieni accusato di razzismo. Per smentire questa voce dichiari che
la pelle nera ti piace, tanto che hai pure gli interni della Porsche in
pelle nera». Il doppio senso, la battuta, l'uso continuo nei testi di
punti esclamativi e puntini di sospensione mi rincuora. È un'Italia
gridata quella che si riflette nel tabellone e nelle carte lucide di
questo gioco. Tutta discoteche, orgette con ragazze bellissime, situazioni
alla Boldi e altre amenità. In un incontro a luci rosse a cui partecipa la
mia squadra intera (immagino la confusione) quegli ingrati dei giocatori
non mi invitano neppure, la domenica successiva non li faccio giocare.
Ufficialmente li punisco per il loro comportamento immorale. Nei fatti
perché mi hanno escluso. Non c'è niente da capire... Per tutto il gioco,
eccetto lo «Jus Primae Noctis», ai miei figli non ho dovuto chiarire
niente, avevano capito perfettamente come si doveva giocare e di che cosa
era fatto quel campionato di calcio. Ma non c'era proprio da stupirsi.
D'altronde anche loro avevano regalato Rolex d'oro a più di un arbitro,
giustificato assalti ai pullman della squadra avversaria, blandito
Galliani, e polemizzato con Roberto Bettega. Ma io stavo per vincere, e mi
accorgevo che più corrompevo tutti più aumentava il mio patrimonio in
soldi. E i punti in classifica. Qualcosa che non mi era affatto nuovo. Se
non fosse stato per quell'ultima carta, che ho sprecato come fossi uno
scemo. La carta, intitolata «Dai massaggiatori alle massaggiatrici!», che
dice: «Coinvolti in un giro di piacevoli massaggi tutti i tuoi calciatori.
Rischiano la squalifica per cinque giornate! Oppure, decidi di coprire la
cosa pagando i giornalisti e la Magistratura con 200 testoni per ogni
giocatore». Ho detto che no che è un reato gravissimo cercare di
corrompere i magistrati, e che di solito si va in prigione. Mio figlio mi
ha chiesto perché ho detto «di solito». Ma la sarei cavata anche quella
volta, c'era da giurarci, male che andava spostavo il processo a Brescia o
a Catanzaro, o mi facevo promulgare qualche legge ad hoc. Alla peggio un
decreto. E invece, come fosse un soltanto un gioco e non lo specchio di un
paese, mi sono fermato cinque giri. Ho perso il campionato. Per rifarmi
ora aspetto una nuova versione del Monopoli. Dove non accumuli solo case e
alberghi e terreni, ma apri società alle isole Cayman, fai debiti per
miliardi, e truffi i risparmiatori. Ma questa è un'altra storia... |