Biografia
Dino
Buzzati nasce nel 1906 a San Pellegrino, nei pressi di Belluno.Secondogenito
di quattro figli, dopo aver frequentato il ginnasio Parini di Milano, si
iscrive alla facolta' di Legge.
Sin dalla giovinezza si manifestano gli interessi, i temi e le passioni
del futuro scrittore, ai quali resterà fedele per tutta la vita: la
poesia, la musica (studia violino e pianoforte), il disegno, e la
montagna, vera compagna dell’infanzia: “Penso” dice Buzzati
in un’intervista concessa a Il Giorno il 26 Maggio 1959 “che in
ogni scrittore i primi ricordi dell’infanzia siano una base
fondamentale. Le impressioni più forti che ho avute da bambino
appartengono alla terra dove sono nato, la valle di Belluno, le selvatiche
montagne che la circondano e le vicinissime Dolomiti. Un mondo
complessivamente nordico, al quale si è aggiunto il patrimonio delle
rimembranze giovanili e la città di Milano, dove la mia famiglia ha
sempre abitato d’inverno”.
Durante l'estate del 1920 comincia le prime escursioni sulle Dolomiti;
inizia a scrivere e a disegnare affascinato dalle illustrazioni
fantastiche di Arthur Rackham; legge Dostoevskij ed e' attratto
dall'egittologia. Nel dicembre dello stesso anno scrive il suo primo testo
letterario, La canzone delle montagne. Sempre nel 1920 muore il padre per
un tumore al pancreas ed egli, a soli 14 anni, comincia a nutrire il
timore di essere colpito dallo stesso male. Tra il 1926 ed il 1927,
l’esperienza militare: sei mesi di scuola allievo ufficiale, tre mesi da
sottufficiale (sergente) e quattro mesi da sottotenente.
Tiene un Diario su cui, a parte una breve interruzione fra il 1966 e il
1970, annota impressioni, motivi, giudizi, fino a nove giorni prima
dell'evento finale; la cronaca e la stessa morte si affiancano ai temi
citati precedentemente per trasformarsi in altrettanti "luoghi"
della sua attivita' di scrittore.
Il 10 Luglio del 1928, ancor prima di concludere gli studi in legge, entra
come praticante al Corriere della Sera.
Il 30 ottobre 1928 si laurea con una tesi su "La natura giuridica
del Concordato". Nel 1931 inizia la collaborazione al settimanale
Il popolo di Lombardia. con note teatrali, racconti e soprattutto come
illustratore e disegnatore. Nel 1933 esce il suo primo romanzo, Barnabo
delle montagne. Il romanzo, cui Buzzati si era dedicato per suo piacere e
divertimento, ebbe successo. Continuò a scrivere e due anni dopo Il
segreto del Bosco Vecchio era in libreria: non venne accolto con lo stesso
favore del “Barnabo”, ma l’autore, in compenso, si conquisto’ la
vivace ammirazione di scrittori giovani e di quei “coraggiosi” lettori
che giudicano un libro soltanto dalle sue qualità.
Buzzati lavorava di notte al Corriere della Sera e ritornava a casa verso
le tre, quando la città era immersa nel silenzio. Fu in una di quelle
notti che prese carta e penna ed incominciò: “Nominato ufficiale,
Giovanni Drogo partì una mattina di Settembre per raggiungere la fortezza
Bastiani, sua prima destinazione” l’attacco appunto de Il deserto
dei Tartari. Il suo capolavoro prese spunto “…dalla monotona
routine redazionale notturna, che facevo in quei tempi. Molto spesso avevo
l’impressione che quel tran-tran dovesse andare avanti senza termine e
che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. E’ un sentimento
comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se
incasellati nella esistenza ad orario delle città. La trasposizione di
questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi
istintiva: nulla di meglio di una fortezza all’estremo confine, mi
parve, si poteva trovare per esprimere appunto il logorio di
quell’attesa” (Il Giorno, 26 Maggio 1959).
Nel gennaio del 1939 consegna il manoscritto de Il deserto dei Tartari
all'amico Arturo Brambilla perche' lo consegni a Leo Longanesi, che stava
preparando una nuova collezione per Rizzoli denominata il "Sofa'
delle Muse". Su segnalazione di Indro Montanelli, questi accetta la
pubblicazione del nuovo romanzo di Buzzati; tuttavia, in una lettera,
Longanesi prega l'autore di cambiare il titolo originario La fortezza, per
evitare ogni allusione alla guerra ormai imminente.
Dopo il Deserto dei Tartari, che Buzzati considerò “il libro della sua
vita” e che certamente è uno dei romanzi più significativi di tutto il
Novecento, lo scrittore affronta il racconto, genere in cui raggiungera’
risultati di valore assoluto. Il 12 aprile 1939 si imbarca a Napoli sulla
nave Colombo e parte per Addis Abeba, come cronista e fotoreporter,
inviato speciale del Corriere della Sera. L'anno successivo parte dallo
stesso porto come corrispondente di guerra sull'incrociatore Fiume.
Partecipa cosi' seppure come testimone, alle battaglie di Capo Teulada e
di Capo Matapan ed alla seconda battaglia della Sirte, inviando i suoi
articoli al giornale. Sara' sua anche la Cronaca di ore memorabili apparsa
sulla prima pagina del Corriere della Sera il 25 aprile 1945, giorno della
Liberazione.
Nello stesso anno esce La famosa invasione degli orsi in Sicilia,
disegnata dall'autore e la “operetta didascalica in chiave di umorismo
fantastico" Il libro delle pipe, redatta ed illustrata in stile
ottocentesco e realizzata in collaborazione con il cognato Eppe Ramazzotti.
Nel 1949 esce il volume di racconti Paura alla Scala e nel giugno
dello stesso anno e’ inviato dal Corriere della Sera al seguito del Giro
d'Italia. Questi articoli saranno poi riuniti in un volume a cura di
Claudio Marabini nel 1981.
Nel 1950 l'editore Neri Pozza di Vicenza stampa la prima edizione
degli 88 pezzi di "In quel preciso momento", una raccolta di
note, appunti, racconti brevi e divagazioni e, quattro anni dopo, esce il
volume di racconti "Il crollo della Baliverna", col quale
vincera’, ex aequo con Cardarelli, il Premio Napoli.
Nel 1955 Albert Camus adatta per il pubblico francese il copione di
"Un caso clinico", che viene rappresentato a Parigi per la regia
di Georges Vitaly; il 1 ottobre dello stesso anno viene rappresentato a
Bergamo il racconto musicale "Ferrovia sopraelevata", con le
musiche di Luciano Chailly. Nel gennaio 1957 sostituisce temporaneamente
Leonardo Borgese come critico d'arte del Corriere della Sera. Lavora anche
per la Domenica del Corriere, occupandosi soprattutto dei titoli e delle
didascalie. Compone alcune poesie, che entreranno a far parte del poemetto
"Il capitano Pic". Nel 1958 escono Le storie dipinte, presentate
in occasione della personale di pittura dello scrittore inaugurata ii 21
novembre alla Galleria Re Magi di Milano.
Le sue opere continuano ad essere rappresentate in teatro, alla radio e in
seguito alla televisione. L'8 giugno del 1961 muore la madre e due
anni dopo egli scrivera’ la cronaca interiore di quel funerale
nell'elzeviro "I due autisti". Seguono anni di viaggi come
inviato del giornale: a Tokio, a Gerusalemme, a New York, a Washington e a
Praga, dove visita "le case di Kafka", l'autore al quale la
critica lo ha sempre affiancato.
L'8 dicembre 1966 sposa Almerina Antoniazzi, la donna che, seppure con
opportuni filtri di invenzione, gli aveva ispirato il romanzo "Un
amore". Libri, mostre e rappresentazioni di Buzzati compaiono sempre
piu’ spesso sulle cronache.
Nel 1970 gli viene assegnato il premio giornalistico "Mario
Massai" per gli articoli pubblicati sul Corriere della Sera
nell'estate 1969, a commento della discesa dell'uomo sulla Luna. Il
10 marzo di quell'anno va in onda alla televisione francese "Le chien
qui a vu Dieu", di Paul Paviot, dall'omonimo racconto di Buzzati. In
settembre si espongono alla Galleria "Naviglio" di Venezia le
tavole di ex-voto di Santa Rita, da lui dipinte. Il 27 febbraio 1971 viene
rappresentata a Trieste l'opera in un atto e tre quarti del maestro Mario
Buganelli dal titolo "Fontana", tratta dal racconto "Non
aspettavamo altro".
L'editore Garzanti pubblica, con l'aggiunta di didascalie, gli ex-voto
dipinti da Buzzati: I miracoli di Val Morel. L'8 novembre esce su
“Oggi” una lunga intervista-inchiesta sulle "eterne domande della
fede". In novembre espone i suoi quadri alla Galleria "Lo
Spazio" di Roma. Nella stessa occasione viene presentato un volume di
critica a lui dedicato dal titolo "Buzzati pittore". Esce presso
Mondatori il volume di racconti ed elzeviri "Le notti
difficili". Sara’ l'ultimo curato dall'autore. Il 1 dicembre visita
per l'ultima volta la casa di San Pellegrino per il "supremo
addio" Sette giorni dopo esce sul Corriere della Sera, l'ultimo
elzeviro: "Alberi". Lo stesso giorno viene ricoverato alla
clinica "La Madonnina" di Milano. Il 28 gennaio 1972, mentre
fuori imperversa una bufera di vento e di neve, Buzzati muore a Milano con
la dignita’ coraggiosa di un suo famoso personaggio de "Il deserto
dei Tartari".
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