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Terzoli & Vaime

 

Che cosa si può dire di una ragazza di venticinque anni piena di salute? Che era grassa. E ingombrante. Che amava i cannoli alla siciliana, le meringhe, i gelati. E me. 

Una volta che mi aveva messo in mezzo a tutti questi dolciumi, le chiesi l'ordine di preferenza. E lei rispose, masticando: "Alfabetico".

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Nell'autunno, dovendo aspettare mezz'ora l'autobus per Melzo, avevo preso l'abitudine di frequentare la libreria Feltrinelli. Mica tanto per guardare le ragazze, quasi tutte bruttine. Il posto era riscaldato, aveva la moquette, insomma era una roba fine e di lusso. 

Ci incontravo dei tipi che mi facevano sentire un signore tanto erano conciati. E se non li seguivi fino al parcheggio dove ci avevano le spiders, li prendevi per dei barboni come me. La gente che entrava, comprava manifesti, cartoline, riviste, magliette con su Beethoven, Che Guevara, Snoopy.

Ci lavoravano due ragazze: una era un tipo qualsiasi; l'altra anche meno. Una aveva i baffi come il titolare del negozio, l'altra no. I baffi erano l'unica cosa che non aveva, il resto era distribuito a caso in quantità industriale. Uno sciupìo. Guardandola pensai che al mio paese, con lo stesso materiale, di donne se ne facevano tre.

 

da Amare significa..., 1971

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 12/07/2006 - Per suggerimenti e contributi: E-mail

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