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Gli astràgali

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Astragali
Nell'antichità vengono usati, analogamente ai dadi, gli astràgali (ossicini del tarso di animali come capre o montoni), o naturali, o riprodotti in vari materiali (argilla, vetro, madreperla, avorio, ecc.). Così come per i dadi, ognuno dei quattro lati dell'astràgalo ha un valore numerico: 1, 3, 4, 6; non esisono le facce 2 e 5. Il gioco degli astràgali, detti anche "aliossi", possiede anche un suo gergo particolare, che ne definisce schemi, mosse o punteggi: il lancio più sfortunato viene detto "del cane", quello con il punteggio più alto viene detto "di Venere".
Il gruppo riprodotto nell'immagine a destra, realizzato in terracotta e custodito nel British Museum di Londra, raffigura due fanciulle impegnate nel gioco degli astràgali. Uno dei giochi più popolari consisteva nel lanciarli in aria e tentare di riprenderli con il dorso della mano. Il giocatore contava poi gli astràgali recuperati e calcolava il punteggio raggiunto osservando le facce degli ossicini. Le due fanciulle, accovacciate su un piccolo basamento, indossano lunghe vesti e ricchi gioielli (braccialetti ed orecchini). La fanciulla di destra, inoltre, ha i capelli raccolti in un "sakkòs"; una sorta di retina che caratterizza molte acconciature femminili antiche. Per realizzare il gruppo l'argilla fu modellata in uno stampo, quindi "ingobbiata" cioè ricoperta di uno strato sottile di argilla liquida per renderne omogenea la superficie ed infine dipinta. Ancor oggi sono visibili i colori utilizzati in antico come il rosa, usato per rendere la carnagione. Il gruppo, proveniente da Capua, è databile tra il 340 e il 330 a.C.
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Ultimo aggiornamento: 03/04/2018
 
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