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Backgammon

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Giochi di tavoliere astratti:    Legenda    Elenco alfabetico          Autori      
Introduzione e regole
Backgammon
Introduzione
L'origine del Backgammon viene comunemente fatta risalire al Gioco Reale di Ur, ritrovato nella tomba di un re sumero durante gli scavi nell'omonima antica città mesopotamica, nell'attuale Iraq. È probabile che successive migrazioni ne abbiano permesso una diffusione estensiva sia verso Occidente che verso Oriente favorendo la nascita di numerose varianti. Vista la sua antichissima origine è facile comprendere come siano potute nascere col tempo anche numerose leggende sulla sua paternità. Una di queste attribuisce l'invenzione al re di Persia Ardashir Babakan, della dinastia dei Sasanidi, un'altra ad un antico saggio indiano di nome Qaflan. Una variante di nome Senet si doveva giocare anche nell'antico Egitto. Sono state trovate delle tavole risalenti al 1500 a.C. nella tomba di Tutankhamen così come degli affreschi raffiguranti delle tavole simili a quella attuale. La diffusione della tavola, nelle sue diverse varianti, non si arresta e raggiunge la Grecia: Platone accenna alla popolarità di cui un gioco simile gode tra i Greci; Sofocle ne attribuisce l'invenzione a Palamede, che in tal modo passava il tempo durante il lungo assedio alla città di Troia; Omero lo menziona nell'Odissea.
Un gioco costituito da una tavola e tre dadi si conquista il suo posto d'onore anche nell'antica Roma: si tratta del Duodecim Scripta (Gioco delle dodici linee), che successivamente prende il nome, probabilmente anche subendo delle modifiche, di Alea o Tabula. Il gioco deve essere molto diffuso in tutte le classi sociali. Svetonio, nelle sue Vite di dodici Cesari, descrive così l'interesse maniacale che l'imperatore Claudio nutriva per quel gioco: «Con gran passione giocava ai dadi, su la quale arte mise fuori anche un libro; e soleva giocare anche in viaggio, facendo adattare il cocchio e il tavoliere in modo che il giuoco non si scompigliasse». Invece gli scavi di Pompei riportarono alla luce dei dipinti murali all'interno di una taverna che raffigurano lo svolgimento di una partita a Tabula, terminata tra reciproci insulti. Le legioni romane permettono una certa diffusione del gioco (in Britannia è appunto conosciuto col nome di Tables), ma probabilmente esso segue le sorti della caduta dell'Impero, perdendo via via di popolarità. In Asia veniva giocata una versione chiamata Nard già prima del IX secolo che differiva dalla Tabula principalmente per l'uso di due soli dadi. In Cina si diffuse col nome di T'shu-p'u, in Giappone era invece chiamato Sugoroku. Una rinascita del gioco in Europa si ha durante le Crociate, quando i soldati conoscono la versione del tawla dagli Arabi (takht-e nard, o semplicemente Nard, in persiano). Nonostante i numerosi tentativi da parte della Chiesa di bandire il gioco perché ritenuto d'azzardo, la sua diffusione nel Medioevo è tale che gli storici contano diverse varianti molto in voga nel periodo: Tavola Reale in Italia, Tablas Reales in Spagna, Tavli in Grecia, Tavla in Turchia, Tric Trac in Francia e in Italia, Backgammon o Tables in Gran Bretagna, Puff in Germania, Vrhcaby in Cecoslovacchia, Swan-liu in Cina, Golaka-Krida in India. Bisogna però attendere il 1743, con la pubblicazione del breve trattato ad opera di Edmond Hoyle, per avere una prima organica codifica delle regole del Backgammon. Il dado del raddoppio viene invece inventato negli Stati Uniti solo nel 1928.
Secondo l'ipotesi più accreditata il nome Backgammon risale al sassone baec ("dietro", "ritorno") e gamen (game = gioco). Le versioni più antiche prevedono infatti di iniziare con le pedine ancora fuori dal tavoliere, perciò il gioco consiste nell'introdurre le pedine all'interno della tavola (questa fase non è più presente nel gioco moderno) per farle tornare indietro alla casa e poi nuovamente fuori della tavola. Inoltre le pedine mangiate sono costrette a tornare indietro e rifare tutto il percorso. Alcuni però ipotizzano anche che l'origine del nome possa risalire al Gallese dove bach significa piccolo e cammun battaglia perciò il gioco è una riproduzione in piccolo di una battaglia. Un'altra ipotesi spiega l'origine del nome dal fatto che molto spesso la tavola del Backgammon era disegnata sul retro (back in inglese) di quelle per gli Scacchi.
Il nome popolare italiano (e francese) del gioco Tric-Trac verosimilmente è la traslitterazione approssimativa del greco Tris Tracon, epiteto greco del gioco che significa tre volte giro tortuoso, con l'accezione di gioco con un giro molto tortuoso, difficile.
Alcuni storici hanno messo in evidenza alcuni significati simbolici del gioco: nel Backgammon, potrebbe essere rappresentato il ciclo annuale e giornaliero della vita umana: i 24 punti potrebbero rappresentare le 12 ore del giorno e le 12 della notte ma anche i 12 mesi dell'anno, le 30 pedine i giorni del mese. Anche i due dadi potrebbero rappresentare il giorno e la notte e la somma dei punti ai lati opposti di un dado potrebbe far riferimento ai giorni della settimana ma probabilmente anche ai pianeti allora conosciuti. La compresenza di elementi cromatici discordanti (le punte della tavola, le pedine) sembra invece rappresentare la visione dualistica del mondo nella antica cultura indoeuropea caratterizzabile dal conflitto tra il bene e il male, la vita e la morte. Il Backgammon, nella sua capacità di miscelare componenti di abilità e fortuna, simboleggia perciò una certa visione dell'esistenza umana. L'esito di una partita non può essere pianificato a priori così come il successo nella vita: la sorte è importante quanto l'ingegno.
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Ultimo aggiornamento: 25/04/2017
 
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