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Mancala

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Giochi di tavoliere astratti:    Legenda    Elenco alfabetico          Autori      
Introduzione e regole
Introduzione
Il Mancala è un gioco (o una famiglia di giochi) di origine africana ed è molto radicato in questo continente, tanto da essere definito talvolta "Gioco nazionale africano". Il gioco è comunque diffuso anche nell'area caraibica, sulla costa orientale del Nord e del Sud America, a Sumatra, nel Borneo, nelle Filippine, in tutto il Sud Est asiatico. La diffusione del gioco in occidente è legata senz'altro alle rotte del traffico degli schiavi. La diffusione in Asia è invece da attribuire ai flussi migratori conseguenti alla diffusione in Oriente della cultura musulmana di origine nord-africana. Del Mancala esistono innumerevoli versioni, spesso differenti solo per minuzie o per particolari regole adottate localmente, ed è conosciuto con tantissimi nomi diversi: ne sono stati censiti oltre duecento, da Tchuka Ruma (in India) a Dara o Darra o ancora Ayo o Ayoyayo (in Nigeria), da Ot-Tijn (nel Borneo) a Wari (nei Caraibi), da Gabatà (in Etiopia) a Suba o Wuri (negli Stati Uniti) o ancora Sunka (nelle Filippine); viene spesso citato come Awele o anche come Oware. Il Mancala può essere considerato il gioco più diffuso al mondo.
I reperti più antichi di questo gioco risalgono a circa 1500 anni prima di Cristo: si tratta di un tavoliere di pietra ritrovato sulla riva occidentale del Nilo, presso il tempio di Kurna. Un altro manufatto, in terracotta, trovato a Cipro, oggi conservato al Louvre, viene datato addirittura al 1700 a.C. Solo una piccola parte dei tavolieri antichi si è potuta trasmettere fino ai nostri giorni: i tavolieri venivano spesso costruiti in materiali deperibili come il legno o la terracotta; oltre a ciò il gioco veniva e viene ancora praticato senza utilizzare un vero e proprio piano di gioco, ma scavando semplicemente piccole buche nella sabbia.
I primi cenni sul Mancala in libri europei sono di E. Flacourt nell'Histoire de la grande isle Madagascar, Parigi 1658 e dell'orientalista Thomas Hyde, nel suo De Ludis Orientalibus, Oxford 1694. Successivamente molti studiosi se ne occupano. I primi viaggiatori europei che descrivono questo gioco lo ritengono un'idiota semplificazione della Dama o degli Scacchi.
Esiste una leggenda sull'origine del Mancala. Tra i guerrieri Masai, il gioco, oggi chiamato Kiuthi, viene attribuito all'inventiva del mitico Sindillo, figlio del primo uomo comparso sulla terra, Maitoumbe. Sindillo avrebbe battezzato il gioco col nome di Geshe. Il nome Mancala, invece, ha origini storiche e deriva dall'arabo "naqala" (che significa "muovere"). Sono valide tutte le varianti sulla collocazione dell'accento: Màncala (in Siria), Mancàla (in Egitto) e Mancalà (in alcune ex colonie francesi).
Il gioco è talvolta considerato magico, riservato a re, capi e stregoni. A seconda delle religioni e delle credenze, non vi si deve giocare durante la notte (e la tavola deve essere lasciata all'aperto) per consentire anche alle divinità e agli spiriti di godere di questo passatempo. L'importanza del gioco è tale che l'esito di una partita viene a volte usato per decidere della nomina di un nuovo re o per sancire tra due capi tribù avversari l'esito di un conflitto. Il Mancala è per natura un gioco di pace e non uno strumento di sopraffazione dell'avversario. I giocatori più abili spesso riducono l'efficacia delle loro mosse per non umiliare l'avversario e consentirgli una sconfitta onorevole. Tuttavia tra le popolazioni Tamil nello Sri Lanka, quando una giovane donna batte per la prima volta a Mancala il proprio padre, questi cessa per sempre di giocare con lei, poiché non è ammissibile che un uomo subisca nel gioco la supremazia femminile. Presso alcune popolazioni dell'Africa equatoriale il dono della prima tavola di Mancala segna il passaggio di un ragazzo all'età adulta.
Il Mancala sembra essere l'espressione di significati propri di una cultura sospesa tra l'osservazione del cosmo e i cicli naturali delle stagioni, ed il suo tavoliere è la sintesi di due elementi: il cielo e la terra. In alcune culture il movimento delle pedine simula gli atti della semina e del raccolto; in altre il tavoliere simbolizza il cielo e le pedine le stelle. Il senso antiorario nel movimento rispecchia quello di rotazione della volta stellare nell'emisfero Nord; in alcune località a Sud dell'Equatore, nell'emisfero opposto, laddove correnti d'aria e flussi marini ruotano in senso inverso a quanto avviene al Nord, anche la direzione del gioco è capovolta.
Pur essendo un gioco essenzialmente matematico, basato sul calcolo combinatorio, il Mancala non è stato ancora "risolto" dal computer, il quale, superato un certo numero di varianti da esaminare, per scegliere le mosse deve basarsi su algoritmi ispirati a principi generali. Un po’ come facciamo noi quando utilizziamo il cosiddetto "colpo d’occhio". Studiato con interessi antropologici e matematici, il Mancala ha rivelato profondità di strategia e sottigliezze di calcolo non inferiori a quelli degli Scacchi o di altri giochi occidentali ed orientali, tanto più notevoli in quanto i giocatori di Mancala sono stati o sono ancora in molte situazioni privi di cultura alfabetica e numerica. Il Mancala è il miglior esempio di gioco raffinato ancora presente in culture "primitive".
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Ultimo aggiornamento: 09/05/2017
 
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